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Gli aretini chiedono la revoca dell'Imu

Sindaci della Valdichiana aretina, rappresentanti delle categorie agricole e sindacati sono insoddisfatti delle modifiche al decreto legge sull’Imu

VALDICHIANA — La correzione apportata che passa da quella della sede comunale a quella della classificazione ISTAT, non produce alcun cambiamento per i territori classificati come pianeggianti, come Civitella, Lucignano, Foiano, Marciano, Monte San Savino o parzialmente montani come Cortona. In tutti questi comuni definiti pianeggianti per la prima volta tutti i proprietari di terreni agricoli, imprenditori o no, dovranno pagare, entro il 10 febbraio, l'IMU ad aliquota base.

“Questo decreto con queste caratteristiche è assolutamente iniquo oltre che inopportuno – dichiarano i sindaci congiuntamente - Tenendo conto della crisi delle aziende e dei problemi della passata stagione, come la produzione olearia messa in ginocchio dalla “mosca dell’olio”, tutto questo è un paradosso. Un imprenditore agricolo che ha terreni su due comuni contigui, uno parzialmente montano e l'altro pianeggiante, si troverà nella situazione di dover pagare l'Imu su quei terreni ubicati nel comune pianeggiante mentre su quello parzialmente montano continuerà ad essere esente.

Altro riflesso negativo è la concorrenza sleale che si andrà così a determinare tra proprietari di comuni montani, parzialmente montani e pianeggianti. Inoltre non vengono distinti i terreni posseduti da imprese agricole, tassa i beni strumentali delle stesse aziende.

Nei comuni parzialmente montani,  dovranno pagare solo coloro che fanno dell'attivita agricola un hobby o una tradizione di famiglia, mentre ne sono esclusi coloro che ricevono un reddito da questa loro attività.

Ultimo aspetto è il riflesso del decreto sui bilanci dei Comuni: tagli di risorse di centinaia di migliaia di euro già comunicate ed imputate a bilanci già assestati con uno scostamento tra il mancato trasferimento statale e la previsione di entrata di quasi un terzo”.

I sindaci della Valdichiana aretina ritengono che un decreto di questo tipo, oltre che violare lo statuto del contribuente, danneggi i cittadini che improvvisamente si vedono introdurre l'ennesima tassa in un momento di grave crisi in uno Stato già con una pressione fiscale molto alta.

“Siamo fermamente convinti – concludono - che sia ingiusto adottare soltanto l'altimetria come strumento di individuazione dei comuni montani perché vi sono altri fattori quali l'orografia, il deficit infrastrutturale, la densità di popolazione riconosciuti anche a livello europeo. Chiediamo pertanto la soppressione definitiva di questa imposta, a prescindere dalla collocazione e dall'altitudine geografica. Inoltre, chiediamo di attivare un tavolo di confronto tra Enti Locali e le associazioni di rappresentanza avviando anche l'iter per un disegno di legge che riconosca l'attività agricola, anche non professionale, come preziosa forma di tutela, protezione e difesa del territorio.

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