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Assalto notturno ad un gregge di percore

Ancora una strage di pecore nel cuore della Valdorcia, questa volta a farne le spese sono state le oltre trenta pecore della fattoria Pianporcino

PIENZA — L’ennesimo attacco, probabilmente di lupi, contro un allevamento di pecore si è consumato la scorsa notte a danno di una delle più grandi fattorie di Pienza, la Pianporcino, nota per la sua produzione di pecorino. 

Sette le pecore che sono state trovate uccise, azzannate alla gola, e oltre venti sono quelle disperse, che secondo l’allevatore non torneranno più, visto che l’azienda si trova all’interno della riserva naturale di Lucciola Bella dove oltre ai lupi, vivono diverse centinaia di cinghiali.

Gli allevatori della Valdorcia stanno vivendo un incubo senza fine dopo i ripetuti raid del lupo in allevamenti a Castiglione d’Orcia e Radicofani. Giuseppe Bussu, titolare della Fattoria Pianporcino, allevatore e produttore, racconta che fino ad ora non aveva mai ricevuto nessun attacco di questo genere e si dice sconcertato da quanto accaduto.

«I lupi – racconta Giuseppe Bussu – sono entrati all’interno della stalla e azzannato al collo le pecore, in piena notte. Pecore che hanno fatto pressione e hanno buttato giù il cancello, disperdendosi per la campagna. Abbiamo tre cani da guardia, ma ogni notte, stando dentro una riserva naturale, si avvicinano animali di qualunque tipo, soprattutto cinghiali, per cui è difficile capire l’allarme dato dai cani. La situazione per noi allevatori è drammatica, è difficile andare avanti così, bisogna fare qualcosa. Nel mio caso, inoltre, essendo in un’oasi è tutto più difficile, i cinghiali sono in aumento, per tre che vedi ce ne sono trenta; i lupi ormai arrivano nelle case, non hanno paura dell’uomo. Chi parla del lupo come un animale docile non lo conosce, non l’ha mai visto di fronte un animale famelico ed aggressivo di 50 kg, uno spietato killer. Siamo noi allevatori le vere vittime».

Il danno economico diretto è importante (circa 100 euro a capo il costo attuale) ma comunque secondario: quello che Bussu e gli altri allevatori vogliono è poter lavorare e vivere in questi territori, vogliono una tutela che oggi non è garantita. Oltre alle pecore disperse ed uccise, si devono contare aborti e una minore produzione del latte da parte degli animali, dopo il grande spavento in seguito all’attacco.

«Ora basta. Ormai siamo di fronte ad una strage continua – sottolinea Luca Marcucci, presidente Cia Siena -, gli allevatori si trovano soli ed indifesi, vedono messa a repentaglio la loro attività. Occorre insistere con azioni mirate a limitare la presenza dei lupi, canidi ed ibridi nelle nostre campagne. Il Piano Lupo va approvato senza tentennamenti, i nostri agricoltori ed allevatori non ce la fanno più, sono esasperati».

 «E’ messo a repentaglio il sistema socio-economico di intere aree della provincia – aggiunge Roberto Bartolini, direttore Cia Siena –, la politica deve andare oltre agli interessi delle lobby animaliste, secondo cui vale di più un singolo lupo, anziché interi greggi di pecore, la sostenibilità economica di intere famiglie e quella sociale delle aree rurali, che senza i nostri agricoltori e allevatori subirebbero l’inesorabile abbandono".

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